Che rischi comporta fumare la cannabis?

Uno studio ventennale australiano dimostra che può recare conseguenze drammatiche come problemi psichici e cardiovascolari.

marihuana

Il consumo di cannabis ha avuto un incremento notevole negli ultimi 20 anni e attualmente la sua diffusione tra adolescenti e giovani adulti eguaglia quella del tabacco. Fortunatamente, anche la conoscenza degli effetti fisici e psichici di questa sostanza psicotropa è aumentata di pari passo. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Addiction” a firma di Wayne Hall, dell’Università del Queensland, in Australia, traccia un quadro completo di queste conoscenze, grazie a una revisione di tutta la letteratura scientifica sull’argomento pubblicata tra il 1993 e il 2013 (Le Scienze, 8 ottobre).

RISCHI DI SCHIZOFRENIA E PSICOSI
Per quanto riguarda i disturbi, l’utilizzo costante della cannabis aumenta il rischio di manifestazione di problemi psichiatrici, specie in soggetti con una storia familiare alle spalle per questo tipo di disturbi. I più esposti sono coloro che iniziano il consumo di cannabis nell’adolescenza: l’uso regolare in questa fase della vita raddoppia il rischio di una futura diagnosi di schizofrenia o di sviluppo di psicosi nell’età adulta. Ma, attenzione, l’utilizzo costante di cannabis in età adolescenziale può favorire un deficit cognitivo in età adulta (Affari Italiani, 9 ottobre)

INFARTO ANCHE IN SOGGETTI TOTALMENTE SANI
Ma le conseguenze sono pesanti soprattutto dal punto di vista cardiovascolare. E’ stato osservato che su soggetti adulti colpiti da infarto del miocardio, il rischio d’infarto quadruplica nell’ora successiva al consumo della sostanza. Un terzo risultato riguarda invece i soggetti in giovane età, in cui la cannabis può scatenare un infarto fatale in soggetti con problemi cardiaci fino a quel momento non riconosciuti. A soffrire è anche l’apparato respiratorio: i fumatori di cannabis hanno un maggior rischio di sviluppare una bronchite cronica.

NON E’ UNA SAFE DRUG
«Se la cannabis non dà dipendenza allora non la danno nemmeno l’eroina e l’alcol»: è il commento del professor Wayne Hall, tra i massimi esperti dell’argomento e consulente per la World Health Organisation, che ha guidato lo studio ventennale sul consumo prolungato di marijuana. I ricercatori ribadiscono la necessità di una campagna di sensibilizzazione mirata sulla marijuana, che chiarisca una volta per tutte che non si tratta di una safe drug (Corriere della Sera 9 ottobre).

SCOPO TERAPEUTICO
Eppure, a scapito dello studio, la cannabis viene utilizzata anche per scopi terapici. Ed è notizia di queste ore che la Regione Sardegna (Unione Sarda, 8 ottobre) autorizzerà negli ospedali della regione, l’utilizzo di medicinali a base di cannabinoidi per il trattamento di pazienti adulti affetti da spasticità da moderata a grave, dovuta a sclerosi multipla i quali non abbiano risposto ad altri medicinali antispastici.

«No alla droga, sì alla libertà religiosa»

Il 20 giugno 2014 Papa Francesco ha ricevuto in udienza prima i partecipanti all’International Drug Enforcement Conference, poi i congressisti del convegno internazionale «La libertà religiosa secondo il diritto internazionale e il conflitto globale dei valori», pronunciando due importanti discorsi.

Pope Francis Takes Punitive Action on Pedophile Priest Filippo Monteforte AFP

Il 20 giugno 2014 Papa Francesco ha ricevuto in udienza prima i partecipanti all’International Drug Enforcement Conference, poi i congressisti del convegno internazionale «La libertà religiosa secondo il diritto internazionale e il conflitto globale dei valori», pronunciando due importanti discorsi.

Ai partecipanti al convegno sulle droghe il Papa ha rivolto un accorato discorso nel quale ha ribadito sia la famosa affermazione del suo predecessore san Giovanni Paolo II (1920-2005) secondo cui la droga non si vince con la droga, sia la posizione del Magistero cattolico che contesta ogni legalizzazione o liberalizzazione come risposta inadeguata a un problema drammatico.

Con la droga – ha detto il Papa – non si viene a patti, non si negozia, non si cede, perché brucia la giovinezza di chi ha pensato di trovarvi un momentaneo conforto. «Il flagello della droga – ha aggiunto Papa Francesco – continua a imperversare in forme e dimensioni impressionanti, alimentato da un mercato turpe, che scavalca confini nazionali e continentali. In tal modo continua a crescere il pericolo per i giovani e gli adolescenti. Di fronte a tale fenomeno, sento il bisogno di manifestare il mio dolore e la mia preoccupazione».

La preoccupazione del Magistero, però, non è mai stata generica. Richiamando i Papi suoi predecessori, Francesco ha voluto «ribadire con molta chiarezza: La droga non si vince con la droga! La droga è un male, e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi. Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano ad usare droga, non risolve affatto il problema. Le legalizzazioni delle cosiddette “droghe leggere”, anche parziali, oltre ad essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse».

Ci sono Paesi come l’Italia che hanno scelto la strada, mai approvata dal Magistero cattolico, della legalizzazione. Altri insistono nel somministrare ai tossicodipendenti «droghe sostitutive», che per il Papa non sono però una soluzione ma solo «un modo velato di arrendersi al fenomeno».

Di fronte a tanti politici, anche sedicenti cattolici, che utilizzano giri di parole o cedono alla pressione della mentalità dominante, la Chiesa – ha ribadito il Pontefice – dice «no ad ogni tipo di droga. Semplicemente. No ad ogni tipo di droga». Ma «per dire questo no, bisogna dire sì alla vita, sì all’amore, sì agli altri, sì all’educazione, sì allo sport, sì al lavoro», affrontando anche le cause della tossicodipendenza. «Pensiamo ad un giovane: né, né. Né studia né lavora. Entra in questa mancanza di orizzonte, di speranza e la prima offerta sono le dipendenze, tra le quali la droga». La prevenzione della droga passa per il lavoro, l’educazione, lo sport e anche una generale «sanità di vita». Quando si dice sì all’amore di Dio e all’amore per gli altri, «non c’è posto per la droga», come per altre dipendenze.

La Chiesa e altre agenzie, ha affermato il Pontefice, fanno molto bene nel lavoro di recupero dei tossicodipendenti. Ma nello stesso tempo «bisogna lavorare sulla prevenzione. Quello farà molto bene. L’esempio di tanti giovani che, desiderosi di sottrarsi alla dipendenza dalla droga, si impegnano a ricostruire la loro vita, è uno stimolo a guardare in avanti con fiducia». Senza farsi tentare dalle scorciatoie della legalizzazione.

Un mondo che afferma un paradossale diritto alla droga oggi spesso nega la libertà religiosa. Nell’ incontro con i partecipanti al convegno su questo secondo tema, Papa Francesco ha definito la dichiarazione «Dignitatis humanae» «uno dei documenti più importanti del Concilio Ecumenico Vaticano II», richiamandone l’affermazione secondo cui «ogni essere umano è un “cercatore” della verità circa la propria origine e il proprio destino. Nella sua mente e nel suo “cuore” sorgono interrogativi e pensieri che non possono essere repressi o soffocati, in quanto emergono dal profondo e sono connaturati all’intima essenza della persona. Sono domande religiose e hanno bisogno della libertà religiosa per manifestarsi pienamente».

L’uomo vivrebbe nell’oscurità se non si ponesse queste domande. «Esse cercano di far luce sull’autentico significato dell’esistenza, sul legame che la connette al cosmo e alla storia, e intendono squarciare il buio da cui sarebbe circondata la vicenda umana se tali quesiti non fossero posti e rimanessero senza risposte». Eppure, oggi c’è chi opera perché queste domande non siano neppure poste.

«La ragione – ha affermato il Papa – riconosce nella libertà religiosa un diritto fondamentale dell’uomo che riflette la sua più alta dignità, quella di poter cercare la verità e di aderirvi, e riconosce in essa una condizione indispensabile per poter dispiegare tutta la propria potenzialità». A fronte di equivoci correnti nel mondo islamico, che vorrebbero restringere la libertà religiosa alla sola sfera privata – libertà di pregare e di celebrare il culto, non di testimoniare e predicare fuori delle chiese –, il Pontefice ha ribadito che «la libertà religiosa non è solo quella di un pensiero o di un culto privato. È libertà di vivere secondo i principi etici conseguenti alla verità trovata, sia privatamente che pubblicamente». Il problema si pone anche in Occidente: «questa è una grande sfida nel mondo globalizzato, dove il pensiero debole – che è come una malattia – abbassa anche il livello etico generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che difendono la verità sull’uomo e le sue conseguenze etiche».

La persecuzione di chi annuncia verità etiche che discendono dalla ragione e dalla fede, specie in tema di vita e di famiglia, è all’ordine del giorno anche in Europa e anche in Italia. Ecco allora il Papa affermare che la libertà religiosa è «un indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato». Se ne evince che la legittimità di uno Stato che neghi la libertà religiosa è per lo meno dubbia. «Alla luce delle acquisizioni della ragione, confermate e perfezionate dalla rivelazione, e del progresso civile dei popoli, risulta incomprensibile e preoccupante che, a tutt’oggi, nel mondo permangano discriminazioni e restrizioni di diritti per il solo fatto di appartenere e professare pubblicamente una determinata fede. È inaccettabile che addirittura sussistano vere e proprie persecuzioni per motivi di appartenenza religiosa! Anche guerre! Questo ferisce la ragione, attenta alla pace e umilia la dignità dell’uomo».

Queste persecuzioni – ha ricordato ancora una volta Papa Francesco – colpiscono soprattutto i cristiani. «È per me motivo di grande dolore – ha concluso – constatare che i cristiani nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca. Questo accade a più di 1700 anni dall’editto di Costantino, che concedeva la libertà ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede». Occorre denunciarlo pubblicamente: e ricordare che la retta ragione «obbliga ogni ordinamento giuridico a rispettare e difendere la libertà religiosa». Solo in un mondo alla rovescia si riconosce un presunto diritto a drogarsi e si nega quello dei credenti a professare liberamente la verità naturale e religiosa, anche nelle sue conseguenze etiche.

Milano vuole le stanze del buco per drogati. Ma l’esperienza di Parigi dovrebbe insegnare di più

È stata presentata in consiglio comunale una mozione per istituire in città le cosiddette “stanze del buco”, luoghi in cui i tossicodipendenti possono iniettarsi sostanze stupefacenti. L’iniziativa parte da Marco Cappato dei Radicali ed è stata sottoscritta da Mirko Mazzali e Luca Gibillini (entrambi di Sel), Anita Sonego (Rc) e Rosaria Iardino (Pd). La mozione chiede che nel capoluogo lombardo siano aperte tre stanze e che esse siano affidate al servizio dipendenze del comune, oppure a Onlus o associazioni di volontariato. Secondo Cappato «diversi indicatori fanno prevedere un ritorno del consumo di eroina: Milano deve guardare alle migliori esperienze europee, che hanno rimosso i pregiudizi ideologici alla riduzione dei danni sanitari del consumo di droghe».

ALTRI BUCHI. A protestare è stato il consigliere di minoranza del Nuovo Centrodestra, Matteo Forte: «Dopo il fumo di iniziative ideologiche arrivano le stanze del buco. Rimanendo sempre in attesa di un bilancio degno di questo di nome, e in attesa di un po’ di “ciccia” amministrativa che tra registri inutili, domeniche a piedi e iniziative spot si fatica davvero ad individuare, la maggioranza in Comune ora ci propina le stanze dove somministrare sostanze stupefacenti. La sinistra che scopre ogni anno buchi di bilancio e lascia ogni giorno buchi nelle strade costringerà il Consiglio comunale ad occuparsi di ben altri buchi, derubricando il grave tema del disagio giovanile alla discutibile teoria della “contenimento del danno”».

IL FALLIMENTO DI PARIGI. La proposta di aprire questi luoghi era già stata commentata negativamente su tempi.it da Silvio Cattarina, fondatore e presidente della comunità di recupero di Pesaro “L’Imprevisto”, che ci aveva spiegato che «queste sale servono solo a nascondere il problema e a tranquillizzare la propria coscienza». Della stessa opinione si era mostrato anche José Berdini, responsabile delle comunità Pars (Civitanova Marche), che ci aveva detto che «così il Comune diventa uno spacciatore».
Un’esperienza simile è già stata provata a Parigi, non senza problemi e proteste dei cittadini. Il Consiglio di Stato francese ha bocciato le stanze perché la loro istituzione non è conforme alla legge sulla salute pubblica del 2004, che vieta e penalizza il consumo di stupefacenti.

 

Colletta banco farmaceutico 2014

Anche quest’anno il centro Compagni di Strada aderisce alla raccolta del farmaco organizzata dal Banco Farmaceutico Fondazione onlus. I farmaci raccolti dai nostri volontari saranno donati alla Comunità Incontro di don Pierino Gelmini.

BANCO FARMACEUTICO.
CARITÀ IN OPERA CONTRO LA POVERTÀ SANITARIA.

Il bisogno di farmaci non riguarda più solo immigrati e profughi, ma sempre più persone e famiglie italiane. La povertà sanitaria è una emergenza con la quale siamo costretti a fare in conti quotidianamente.

La spesa sanitaria dello Stato, e in particolare quella farmaceutica, ha subito una forte contrazione ed è molto inferiore a quella di altri importanti Paesi europei. Tra il 1997 e il 2011 sette famiglie su 10 hanno dovuto diminuire le proprie spese sanitarie (fonte Istat), mentre il bisogno di farmaci degli Enti assistenziali è aumentato soprattutto riguardo ai farmaci da prescrizione medica.

Da questa consapevolezza nasce l’attività della Fondazione Banco Farmaceutico onlus, non solo per l’organizzazione della Giornata di Raccolta del Farmaco, ma anche per un più vasto sostegno al bisogno. L’impegno si è quindi esteso al recupero dei farmaci provenienti dalle aziende farmaceutiche (ormai sono più di una trentina le aziende che donano farmaci stabilmente) e avviando, all’interno delle farmacie aderenti al sistema di Banco Farmaceutico, un servizio innovativo come il “recupero dei farmaci validi non scaduti” donati dai privati.

Banco Farmaceutico è attualmente presente in 89 province italiane con la Giornata di Raccolta del Farmaco, ma intende consolidare ed estendere la propria attività attraverso il contributo strutturato e continuo di più volontari e di più farmacie per rispondere sempre più e sempre meglio alla domanda di farmaci che continuamente gli Enti assistenziali ci rivolgono.

Visita al centro dei responsabili delle comunità di Costarica e Thailandia per la Comunità Incontro

Claudio Legramandi, responsabile della Comunità Incontro in Thailandia ci racconta la storia del centro.

Nel 1988, Don Pierino sigla un accordo tra la Comunità Incontro e il governo della Thailandia per la costruzione, a Lamsai, nei pressi di Bangkok, di una struttura polivalente che oggi ospita giovani e adulti, oltre a centinaia di bambini e di adolescenti con problemi di emarginazione, di droga e di miseria (circa 600-700 residenti). Nel ’94 sorge il centro di Mae-Sod (sulle colline dell’oppio, ai confini con la Brimania), nel ’95 Tharée (ai confini con la Cambogia e il Laos), e nel ’98 – nelle strutture di Lamsai – apre anche il centro femminile. Con la sua attività di informazione e di prevenzione, la C.I. ha stretto rapporti con le istituzioni carcerarie (con stage formativi anche in Italia), e ora il metodo comunitario è applicato anche in alcune carceri thailandesi attraverso accordi che prevedono anche il trasferimento dei tossicodipendenti dalla detenzione alla comunità.

In Thailandia, che ha visto sorgere anche i centri di Maesod (confine con la Birmania) e Taré (con Laos e Cambogia), dal 15 al 18 maggio 1995 si è tenuto il 14° Convegno della Comunità Incontro, “Comunità senza frontiera”, in cui si ribadisce l’internazionalità della sua azione e si comunica “il suo costituirsi in Fondazione internazionale per la liberazione delle potenzialità dell’uomo, della sua mente e del suo cuore; una sede della ricerca scientifica e umanistica, clinica e spirituale, punto di incontro tra diverse discipline e diverse religioni. Il castello di Chanteloup, a 30 km da Parigi, ospiterà l’équipe di ricerca, internazionale ed ecumenica, “per aiutare l’uomo a ritrovare se stesso e a ritrovarsi nei suoi fratelli”.

Stefano Masci, con la moglie Patrizia Facoetti, sono i resposnsabili della Comunità Incontro in Costarica. Stefano ci racconta la storia del centro nel paese sudamericano.

Nata l’idea da alcune persone tra cui la famiglia Sansonetti, e il padre Giando Catarinella, la Comunità Incontro in Italia decide di aprire un centro in Costa Rica, come risposta ai problemi sperimentati da migliaia di giovani e adulti in questo paese, che sono presi nella morsa della droga (marijuana, cocaina, crack) e alcool (Guaro). Dopo aver ricevuto una risposta affermativa da Monsignor Gelmini, fondatore della Comunità Incontro nel mondo, Don Vito Sansonetti si è dato il compito di cercare il luogo ideale per portare avanti questo progetto, è proprio a San Vito, che già in passato aveva visto un gruppo di coraggiosi pionieri venuti (italiano e Ticos) a colonizzare e trasformare questa parte della regione di Coto Brus.

Così il 8 set 1993 Carlo Sansonetti padre, Roberto Mazzoli, Antonello Marongiu, Minacapilli Filippo, Andrea Faloci, Romolo Ventrella, Maurizio Monaco, Daniel Aguilar, Felipe e Manuel Duran Saenz arriva in questa città con l’intenzione per infondere il messaggio di vita e speranza Incontro comunitario.

 

Il 20 gennaio 1995 ha inaugurato ufficialmente il centro Alfredo Nunzi, ha frequentato il proprio dono Pierino (fondatore) e grandi personalità della Chiesa Cattolica (Nunzio Apostolico), il governo (Dona Karen Olsen de Figueres) e organizzazioni della comunità locale, viene utilizzato per celebrare il 70 ° compleanno di nostro padre Don Pierino amore, lavorare alla fattoria è cresciuta come sono stati acquisendo più terra, l’organizzazione è stata immediata e si è divisa in settori: bovini da carne, da latte, suini, caffè, pascoli, frutta, cacao, saldatura, carpenteria, galline ovaiole e prodotti agricoli controllate. È importante sottolineare che l’opera di riforestazione tenuto da parte della comunità in un settore specifico in collaborazione con l’Organizzazione per Tropical Studi e Ministero dell’Agricoltura.

Ad oggi quattro case sono state aperte, e risiedono in più di 100 ragazzi che lottano per riconquistare la loro dignità, ad affrontare la vita con rinnovata speranza.

 

 

Silvio Cattarina e la comunità “L’imprevisto” si raccontano alla trasmissione “Sulla via di Damasco”

La puntata speciale della trasmissione “Sulla via di Damasco” (Rai 2), condotta da mons. Giovanni D’Ercole, interamente dedicata alla comunità L’Imprevisto di Pesaro e a Silvio Cattarina, che ne è il fondatore. Tra gli ospiti Paolo Cevoli, amico di vecchia data della comunità. Silvio Cattarina è autore del libro “Torniamo a casa” (Itaca), nel quale ha raccolto fatti e volti di una vita a fianco dei suoi “ragazzi”.

"nessuno può essere qualcuno o raggiungere qualcosa se all'inizio non è se stesso" Fedor Dostoevskij